
Sono passati esattamente settant'anni da quando, nella primavera del 1946, contrariamente a quanto proposto negli ultimi mesi della guerra, il governo italiano decise che a esprimersi sulla scelta tra monarchia e repubblica fosse il popolo, attraverso un referendum. Fu Alcide De Gasperi, leader della Democrazia Cristiana, a imporre questa soluzione, mentre socialisti e comunisti avrebbero preferito affidare il compito all'Assemblea Costituente. Anche il sovrano voleva il referendum, in quanto pensava di poterlo vincere e così anche le gerarchie ecclesiastiche, che consideravano la monarchia una garanzia per i Patti Lateranensi. Venne quindi stabilito che il referendum istituzionale e le elezioni per l'Assemblea Costituente si sarebbero svolti nelle stesse giornate, il 2 e il 3 giugno 1946, con la partecipazione al voto, per la prima volta nella storia italiana, delle donne. A favore della Repubblica si erano pronunciati con decisione comunisti, socialisti, azionisti e repubblicani, mentre la DC aveva lasciato libertà di coscienza ai suoi elettori. La scelta repubblicana vinse con il 54,3% dei suffragi: il sovrano Umberto II lasciò Roma e si ritirò in esilio in Portogallo.
Per la prima volta la festa della Repubblica venne celebrata il 2 giugno del 1948. Nel 1977 venne soppressa come giorno festivo, ma celebrata la prima domenica di giugno e in seguito reintrodotta il 2 giugno come Festa Nazionale della Repubblica nel 2001 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.







