
La lezione-spettacolo Frankenstein – Figlio di un anno senza estate, tenutasi il 5 novembre u.s. presso l'Auditorium dello Zanon, ha riscosso un grande successo. Così scrive il suo ideatore, il prof. Valerio Marchi:
La fortuna culturale, mediatica e commerciale del romanzo e del suo “mostro” è straordinaria: non solo come libro, ma anche a teatro, in televisione, nei fumetti, nei giochi, nei videogiochi… Soprattutto, però, al cinema, con una serie sovrabbondante di pellicole. Le tante varianti e i discutibili stravolgimenti rispetto al soggetto primitivo dovrebbero indurre a rivolgersi al testo della Shelley per recuperare l’origine di un lungo e diversificato percorso. Le ricchezze interne del Frankenstein – un’opera che non può essere frettolosamente classificata solo come “gotica” – e le sue colte fonti d’ispirazione si sono troppo spesso perse per strada: occorre recuperarle. Le questioni etiche, filosofiche, umanistiche ed esistenziali sollevate dal romanzo (i limiti della conoscenza e dell’ambizione umana – senza ridursi, tuttavia, a una sorta di manifesto contro la tecno-scienza –, la sfida dell’uomo alla morte e alle leggi della natura e gli interventi umani sulla stessa, le questioni sociali, teologiche e filosofiche, il male che nasce dall’assenza del bene, il tema del doppio, la paura del diverso che genera mostri, l’esclusione sociale, il capro espiatorio, le creature artificiali…) sono oggi più che mai di stimolo per il pensare e l’agire.
Frankenstein di Mary Shelley affronta motivi legati al male personificato, ai nostri incubi più intimi, alla tragicità della storia, al nostro complesso rapporto con la natura e con la scienza, alla nostalgia di un paradiso irrimediabilmente perduto, al sogno di sconfiggere la decadenza fisica e la morte… e inaugura, di fatto, il genere fantascientifico, rivoluzionando l’immaginario occidentale. Non vanno trascurati, allora, gli stimoli, le intuizioni e l’attualità di un’opera non solo trascinante, colma di dialoghi serrati e profondi e di colpi di scena, ma anche fonte di riflessione sulla condizione umana e sugli aspetti più mostruosi – è il caso di dirlo – dell’uomo e della società.
Un grazie di cuore a tutte le componenti del Marinelli che hanno permesso la realizzazione dell'iniziativa e ovviamente anche ai nostri ragazzi, che hanno seguito numerosi, attenti e partecipi. Ad maiora, come si usa dire..".
Ecco l'articolo del Messaggero Veneto sull'evento:








